giovedì 13 giugno 2013
lunedì 27 maggio 2013
Un primo resoconto di Poesia13 si può leggere qui., sul blog di monteverdelegge.
Lo ha curato Francesca Fiorletta.
giovedì 16 maggio 2013
giovedì 9 maggio 2013
Venerdì 17
h 19.30
Officine Fondazione Varrone, Biblioteca Sala San Giorgio
Largo San Giorgio
introduce Vincenzo Ostuni
Prima sessione.
Conduce Michele Fianco. Leggono:
Gian Maria Annovi
a seguire un dialogo con Andrea Cortellessa
Vincenzo Ostuni
a seguire un dialogo con Massimiliano Manganelli
Lidia Riviello
a seguire un dialogo con Vincenzo Bagnoli
Michele Zaffarano
a seguire un dialogo con Antonio Loreto
Sabato 18
h 9.30
Ex chiesa San Giorgio
Largo San Giorgio
Seconda sessione.
Conduce Massimiliano Manganelli. Leggono:
Luigi Socci
a seguire un dialogo con Fabio Zinelli
Renata Morresi
a seguire un dialogo con Fabio Zinelli
Sara Ventroni
a seguire un dialogo con Andrea Cortellessa
Laura Pugno
a seguire un dialogo con Cecilia Bello Minciacchi
Giovanna Marmo
a seguire un dialogo con Tommaso Ottonieri
h 14.30
Ex chiesa San Giorgio
Largo San Giorgio
Terza sessione.
Conduce Andrea Cortellessa. Leggono:
Gilda Policastro
a seguire un dialogo con Paolo Giovannetti
Marco Giovenale
a seguire un dialogo con Cecilia Bello Minciacchi
Michele Fianco
a seguire un dialogo con Giorgio Patrizi
Mariangela Guatteri
a seguire un dialogo con Paolo Zublena
h 18.00
Officine Fondazione Varrone, Biblioteca Sala San Giorgio
Largo San Giorgio
Quarta sessione.
Conduce Gilda Policastro. Leggono:
Maria Grazia Calandrone
a seguire un dialogo con Roberto Galaverni
Alessandra Cava
a seguire un dialogo con Francesca Fiorletta
Elisa Davoglio
a seguire un dialogo con Paolo Zublena
Marilena Renda
a seguire un dialogo con Francesca Fiorletta
Domenica 19
h 9.30
Officine Fondazione Varrone, Biblioteca Sala San Giorgio
Largo San Giorgio
Quinta sessione.
Conduce Francesca Fiorletta. Leggono:
Florinda Fusco
a seguire un dialogo con Cecilia Bello Minciacchi
Giulio Marzaioli
a seguire un dialogo con Massimiliano Manganelli
h 11.30
Officine Fondazione Varrone, Biblioteca Sala San Giorgio
Largo San Giorgio
Sesta sessione.
Conduce Vincenzo Ostuni
Interventi di
Vincenzo Bagnoli, Cecilia Bello Minciacchi, Paolo Febbraro, Giulio Ferroni, Federico Francucci, Roberto Galaverni, Paolo Giovannetti, Antonio Loreto, Tommaso Ottonieri, Giorgio Patrizi, Cetta Petrollo Pagliarani, Fabio Zinelli, Paolo Zublena
h 14.30
Officine Fondazione Varrone, Biblioteca Sala San Giorgio
Largo San Giorgio
Settima sessione.
Conduce Vincenzo Ostuni
Discussione finale con poeti e critici. Saluti.
domenica 5 maggio 2013
Dal 17 al 19 maggio a Rieti, tre giorni di letture e discussioni aperte al pubblico, con poeti e critici.
Intervengono:
Gian Maria Annovi, Vincenzo Bagnoli, Cecilia Bello Minciacchi, Maria Grazia Calandrone, Alessandra Cava, Andrea Cortellessa, Elisa Davoglio, Paolo Febbraro, Giulio Ferroni, Michele Fianco, Francesca Fiorletta, Federico Francucci, Florinda Fusco, Roberto Galaverni, Paolo Giovannetti, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Antonio Loreto, Massimiliano Manganelli, Giovanna Marmo, Giulio Marzaioli, Renata Morresi, Vincenzo Ostuni, Tommaso Ottonieri, Giorgio Patrizi, Maria Concetta Petrollo, Gilda Policastro, Laura Pugno, Marilena Renda, Lidia Riviello, Luigi Socci, Sara Ventroni, Michele Zaffarano, Fabio Zinelli, Paolo Zublena
Con il sostegno della Fondazione Varrone
In collaborazione con la Libreria Moderna di Rieti
Seguiteci per tutti gli aggiornamenti.
venerdì 22 luglio 2011
Poesia Totale / In Voce, 19 dic. 2010, autori: ALESSANDRA CAVA
Alessandra Cava
da rsvp
l’istante che segue è quello in cui vedo il pavimento, in cui
l’immagine è la freccia che attraversa, in cui vedo dove
c’era da camminare, mi contavo i chilometri, i libri,
i portoni: dove sono io la strada fatta a piedi, un gradino,
l’ascensore, e non m’importa la distanza, meno ancora
sapere se appartiene, meno ancora la mia mano, se si
chiude, ancora, ancora meno la mia mano -
*
tu sei l’occhio, sei tutto l’occhio che sei, sei la lente,
l’obiettivo, il confluire dello sguardo, canale, sei l’immagine
immobile, immobile prospettiva sei, il non svanire -
io sto in ritratto nitido, io sto scolorata, saturata, messa
in luce, dentro i quattro lati, io sto in quattro lati buoni,
sto buona nei lati affilati, negli angoli retti dell’impressione,
sto in pezzi senza memoria nei cassetti, tacendo, io sempre
tacendo, io sempre, mai una parola, mai una parola buona -
eppure noi siamo ancora in carta, in mobile fissità, siamo in
questo spessore di carta, in leggerezza nel peso della carta -
*
arriva con mani spiegate, con mani di àncora la vedo che getta,
progetta, sorella, s’intreccia, galleggia, si slaccia - è a un punto esatto che
arriva, nuotatrice che vira alle porte, prende parola e non lascia,
che arriva e sgomenta e segna chiarissima strada, poi scompare
in lontano corridoio, orizzonte di fronte - e uno e due, faccio conto
non torna, sorella, conto resta tra stipite e stipite, tra incudine
e incudine, ché io non la vedo, non parlo di niente, di cose di niente -
Alessandra Cava è nata a San Benedetto del Tronto nel gennaio 1984. Ha studiato Storia del teatro all’Università di Siena e vive ora tra Roma e Bologna, dove si sta laureando in Discipline dello spettacolo dal vivo. Lavora con Altre Velocità, gruppo di osservatori e critici delle arti sceniche. Alcuni suoi testi poetici sono comparsi su AbsoluteVille e Poesia 2.0. La sua prima raccolta, rsvp, segnalata al Premio Montano, è di prossima pubblicazione per Polìmata, collana ex[t]ratione.
sabato 16 luglio 2011
"Il gioco e il giudizio" / Marco Giovenale _ su testi di Eleonora Pinzuti
su Eleonora Pinzuti
Il gioco e il giudizio
di Marco Giovenale
L’attacco di Game of society è duro, di immediata doppia connotazione: personale e politica. La storia è inquadrata senza mare o cielo: il blu «era / tuta d’operaio». E poi «A galla venne in bocca d’altri».
Il testo che Eleonora Pinzuti qui presenta ha questa capacità e forza o respiro di fondo: energia a forbice, a morsa, che stringe il lettore da un lato con l’evidenza della storia erotica e biografica, e dall’altro con le fratture nella e della storia di tutti, collettiva.
Questi due movimenti sono giustamente uno, perché non scindibili, almeno nella coscienza anche politica dell’autrice e studiosa. D’altro canto, il titolo stesso dà conto del gioco e insieme della società («Game of society» appunto), e della crudeltà delle regole che reggono entrambi i termini: regole che costituiscono – come dice la prima epigrafe – il gioco nel suo complesso, prese esse stesse nella loro totalità.
È in questo sfondo di crudeltà e «gioco» inteso anche come spazio di oscillazione (come si dice del gioco tra un giunto e l’altro) che si inseriscono l’ego grammaticalizzato frontalmente, con pronomi e possessivi (contro uno spossessamento ben più che grammaticale operato dalla società) e il gioco delle epigrafi che punteggiano-interrompono la sequenza o poemetto.
Come a dire: io e altro / io è altro. La voce grammaticale interna, da un lato, e le voci culturali esterne, dall’altro. Coestese, coese. Entrambe coinvolte nel solo unico gioco del testo. (Alla cui dimensione non è estranea una coscienza che, esposta e chiarita nel corso della sequenza di versi, fa volentieri uso di un registro cupo-ironico quanto mai tagliente, tuttavia non cinico: il tono è di delusione, disillusione, non di derisione indirizzata al detto io/altro).
Nella complessiva sconfitta a cui i testi accennano (eventi o evento di perimetro mai definito, mai banalmente narrato), Eleonora Pinzuti non si abbandona con leggerezza a privare il lettore – né sé – di giudizi(o) e di accusa: «ma non assolvo niente e nessuno», dice chiaramente, anche rivolgendosi ad una «statistica» che nel livellare i vinti nel «topos» della sconfitta è la migliore alleata dello «status» e dunque del nulla che gioca al fondo del gioco.
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differx
h
07:31
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Eleonora Pinzuti,
Marco Giovenale,
note critiche,
poesia totale 2010
venerdì 15 luglio 2011
Poesia Totale / In Voce, 19 dic. 2010, autori: ELEONORA PINZUTI
Eleonora Pinzuti
da GAME OF SOCIETY
The game is simply the totality
of rules wich describe it.
(J. Von Neumann, O. Morgenstern, Theory of games
and Economic Behavior)
alla fine sono io che perdo
mentre millanto il crimine più orrendo
(Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte)
La sindrome del prigioniero: folk theorem
L’orizzonte si faceva riga gialla
oltre il mare.
L’acne macchiava la fronte,
e ‘l blu davanti era
tuta d’operaio.
A galla venne in bocca d’altri,
il majorant game (lesbica): fu burla
all’inizio, poi affronto aperto.
Inscritta in dominio d’altri
io ancora muta, bimba,
emergevo con corna di conchiglia.
Le ciglia erano sbarre
perimetro di baracche, equocanone a tempo.
Rimasi a terra, poltiglia di vetro masticata.
L’ostrakon nel pugno.
Il genos e ‘l gruppo
si facevano piaga.
Mossi, da allora, per seconda sul punto di decisione.
Brandelli di me, spazzati in fretta,
per decoro, ai lati della strada.
Atto primo
Gioco non cooperativo: non transferable utility.
Dovremmo pensare alle persone come ad atomi
o molecole che seguono regole abbastanza semplici
e cercare di cogliere le strutture cui queste regole portano.
( Mark Buchanan, L’atomo sociale. Il comportamento
umano e le leggi della fisica)
Gli Dei parlano agli eroi
(ed ero donna).
In tasca, sudati,
dadi fatti
tutti di numeri bassi.
Per me fisso il risultato:
la classe sociale, il genere, e desideri non
normati….
Il fallimento mio inscritto
nelle regole del gioco.
L’insieme-informazione
contaminato già in dettato altrui.
Io inchiostro subito
raschiato.
* * *
Poi anche l’acido desossiribonucleico
tradì come tutto.
L’asso non esisteva
in nessuna mano.
(mi avevano affibbiato un mazzo truccato dall’inizio).
Fra le ghinee marcite nello scolo
il prezzo da pagare era alto,
e l’asta battuta in fretta.
La scomessa sempre persa,
su ogni tavolo giocassi.
(Per me i versi delle carte erano a rovescio:
li ho capiti sempre troppo tardi.
Se andava bene troppo presto).
* * *
Le coordinate che ci attraversano
prevedono di fatto che qualcuno perda (regione poligonale).
È la statistica
che conserva il proprio status:
ma non assolvo niente e nessuno
dal reato.
Eleonora Pinzuti (www.eleonorapinzuti.info) è dottore di ricerca in Italianistica dell’Università di Firenze. Si occupa di gender studies e di teoria della letteratura e la sua produzione scientifica spazia da studi ecdotici fino alle recenti teorie sul gender e sulla ricezione. Come poeta è stata selezionata per l’antologia Nodo Sottile 3 (Milano, Crocetti, 2002), è presente nell’antologia edita da Zona L’apparecchio di Junior. Poeti contro la guerra (Firenze, Zona, 2002) ed è stata selezionata per XI Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo con il poemetto Anepigrafo. Suoi testi sono apparsi in varie antologie e riviste e nel 2008 ha vinto il premio nazionale Arcilesbica di Bergamo. Nel 2009 è stata selezionata in Logos IV (Roma, Giulio Perrone Editore, 2009) ed è arrivata seconda al concorso Poesia di Strada XII (suoi testi ora in Poesia di strada XII, Wizarts Editore, 2010 pp. 77- 85). Una sua micro-raccolta dal titolo Games of Society si può leggere in Pro-testo, Fara Editore, 2009 mentre una scelta di suoi testi dal titolo My Medusa esce negli Atti delle cinque giornate lesbiche. Lavora al suo primo libro di poesia.
sabato 21 maggio 2011
26 maggio, EscArgot: Poesia all'asta!
ESCargot per il comitato 3e32. Ovvero la poesia a Roma per la cultura a L'Aquila.
Questa la mission di Poesia all'asta!
Questa la mission di Poesia all'asta!
Molti tra i maggiori poeti del panorama romano (e non solo), giovedì 26 maggio, dalle 19, presso l'ESC Atelier Autogestito
(www.escatelier.net) via dei Volsci 159 a Roma, si esibiranno, si esporranno in prima persona, metteranno all'asta i propri testi, per raccogliere fondi e dare forza così alla ripresa delle attività culturali nel capoluogo abruzzese, a due anni dal terremoto.
'Perché sull'onda dell'emozione partecipiamo tutti, ma alle difficoltà del giorno dopo giorno non ci si fa più caso'.
Il 'vestito' della serata sarà, si spera, divertente.
Chi acquisterà gli 'oggetti della collezione', infatti, avrà copia unica e autografata del testo. Nonché, diritto a una foto con l'autore!
Il fine, invece, è importante e serio.
Vi aspettiamo, dunque, numerosi e... generosi!
Seguirà il concerto degli A24 Jazz Group, una formazione che annovera alcuni dei nomi più importanti della scena del jazz italiano.
Un altro motivo per non mancare!
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Il 'vestito' della serata sarà, si spera, divertente.
Chi acquisterà gli 'oggetti della collezione', infatti, avrà copia unica e autografata del testo. Nonché, diritto a una foto con l'autore!
Il fine, invece, è importante e serio.
Vi aspettiamo, dunque, numerosi e... generosi!
Seguirà il concerto degli A24 Jazz Group, una formazione che annovera alcuni dei nomi più importanti della scena del jazz italiano.
Un altro motivo per non mancare!
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PARTECIPANO:
Tomaso Binga
Maria Grazia Calandrone
Maria Teresa Carbone
Andrea Cortellessa
Vilma Costantini
Flavia Cristaldi
Davide Dalmiglio
Elisa Davoglio
Riccardo De Gennaro
Michele Fianco
Tomaso Binga
Maria Grazia Calandrone
Maria Teresa Carbone
Andrea Cortellessa
Vilma Costantini
Flavia Cristaldi
Davide Dalmiglio
Elisa Davoglio
Riccardo De Gennaro
Michele Fianco
Francesca Fiorletta
Anna Maria Giancarli
Marco Giovenale
Valentina Inserra
Mario Lunetta
Anna Maria Giancarli
Marco Giovenale
Valentina Inserra
Mario Lunetta
Massimiliano Manganelli
Giulio Marzaioli
Vincenzo Ostuni
Marco Palladini
Mauro Patrizi
Gilda Policastro
Orma Rapace
Federica Rigliani
Lidia Riviello
Franca Rovigatti
Ivan Schiavone
Beppe Sebaste
Sabatino Servilio
Giulio Marzaioli
Vincenzo Ostuni
Marco Palladini
Mauro Patrizi
Gilda Policastro
Orma Rapace
Federica Rigliani
Lidia Riviello
Franca Rovigatti
Ivan Schiavone
Beppe Sebaste
Sabatino Servilio
Alessandra Di Vincenzo sull'esperienza di Case Matte
A24 JAZZ GROUP:
Giorgio Cuscito, Tenor Sax
Stefano Nencha, Guitar
Francesco Poeti, Guitar
Guido Giacomini, Double Bass
Giovanni Campanella, Drums
A24 JAZZ GROUP:
Giorgio Cuscito, Tenor Sax
Stefano Nencha, Guitar
Francesco Poeti, Guitar
Guido Giacomini, Double Bass
Giovanni Campanella, Drums
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comunicazione | stampa
Michele Fianco
info@michelefianco.it | +39 349 1008464
domenica 17 aprile 2011
"Solidità della nominazione" / Marco Giovenale _ su testi di Simona Menicocci
su Simona Menicocci
Solidità della nominazione
di Marco Giovenale
I testi di Simona Menicocci attivano un motore nominale serrato, fitto di ricorrenze sonore, rime interne, assonanze. Il fronte grammaticale si tiene attentissimamente distante dall’io e dal noi. Prevalgono semmai le formazioni impersonali, il “si”.
Altrimenti, e più regolarmente e solidamente, i soggetti sono terzi, singolari e plurali. A volte semplici nominazioni di oggetti, ed elenchi – dati tuttavia non solo nella forma triadica nota alle chiavi espressioniste del Novecento italiano.
Il fronte lessicale non manca di toccare regioni anche assai distanti tra loro; la familiarità con i nomi è però una familiarità di felice manipolazione e interpolazione senza strumentalità/strumentalizzazione; ossia di lavoro libero con gli elementi linguistici senza che la libertà sia arbitrio. C’è anzi un costante vincolamento dell’efflorescenza e ricchezza nominale e nominante a una volontà semi-narrativa ma non scoperta.
Potrebbero esser elencati alcuni autori del secondo Novecento: echi ma non prelievi o calchi, semmai voci familiari entro il cerchio della sperimentazione dell’autrice. Ma orienterebbero forse in maniera troppo connotata – e in definitiva fuorviante – chi ascolta, che invece deve e può sentirsi libero di mettere l’accento precisamente sul taglio originale e formato, compiuto, di questa scrittura.
I temi della caduta, del dolore osservato (non corteggiato), del distacco, sono costanti nel lavoro di Simona Menicocci.
Non hanno tuttavia quello spazio immediatamente tragico che possiamo ricondurre a una linea ossessiva e battente della scrittura di poesia (lirica o antilirica) semplicemente assertiva.
Se dolore e sofferenza ci sono (e ci sono), vengono anch’essi passati sul nastro trasportatore anzi dissipatore delle immagini. Non si inizia mai un testo di cui lo svolgimento sia prevedibile dai primi versi. La trasformazione degli elementi in campo avviene lungo il cammino della pagina: ad esempio in vertebrati che zampillano… il percorso della poesia ci porta dall’asserzione iniziale a un paesaggio fatto di: «filatoio», «stempiatura», «letto» (che saggiamente non rima con «tetti»), «casa», «centinaia di secchi blu», «vendemmia», «clinica», «scudiscio», fino al quasi-surrealismo della chiusa: «Resterà la squama, l’orologio, la risata».
In altre occasioni, il taglio aforistico è perfino smaccato, e riuscito. Come nel testo la tacca perentoria… (non riportato qui nel blog), che staglia in conclusione la frase «La caduta ha questo suono / di contatto»: nella poesia ci sono vari oggetti che cadono: neve, scontrino, forse un corpo. Nessuno di questi sembra allacciare rapporto con gli altri, né forma correlativo oggettivo di alcunché; nessuno allegorizza l’altro o lo prende a pretesto di un’operazione linguistica (puramente linguistica). Coesistono
Gli elementi della caduta si uniscono appunto soltanto alla fine in un (anche metatestuale, dunque) distico ultimo. In cui allora l’accrescimento conoscitivo è immediato: contatto è caduta, cadere è comunque toccare : questi i tratti ed elementi risultanti, questo il poligono delle forze attivate, in cui echeggiano tutte le accezioni dei vocaboli, che registrano così l’ampliarsi del ventaglio semantico in gioco.
pubblicato da
differx
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07:33
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Marco Giovenale,
note critiche,
poesia totale 2010,
Simona Menicocci
sabato 16 aprile 2011
Poesia Totale / In Voce, 19 dic. 2010, autori: SIMONA MENICOCCI
Simona Menicocci
TRE TESTI
attacchi non solo figurine non sono
solo teste o primi piani di carta
che se si può, staccarle con una furia
più salda, saltano. sugli elmetti opachi,
(la sterpaglia è da tagliare)
il lembo del cappuccio, l’adesivo secco,
tanti fili che fanno corda,
con anche le notti da fasciare.
rimpolpati di colla, di garza
gli zaini, gli arazzi, a ovest
del meridiano che dice il centro,
(le fobie non prendono aria).
puoi saccheggiare le faglie,
chiamarle placche,
(le rive disegnate si muoveranno).
Il dentista saccheggia la bocca
ti toglie la zolla, non può darti
che fori.
vertebrati che zampillano, vuoti
a fendere il filatoio, la stempiatura,
sorsata che porta via
gli angoli flessi, ché si dondola
da tutti i lati del letto, del fianco,
le stupidaggini dei tetti
non finiti, non si vedono,
non si vende la casa anche dopo
che va via un’anta cigolante,
se non serve, svapora
anche l’alito cattivo,
svilito, ad allagare
centinaia di secchi blu,
quelli slavati dall’ammoniaca.
la settimana e la vendemmia ritardata
assieme alla patologia, anziana
andata via, anzi, troppo tardi
la dignità, la diffida,
l’andare poi
quel giorno se viene, prima
dello svenimento alla clinica,
la siringa, la postilla al testamento,
ringhiare fermi all’eventualità,
il tremolio della mente, lo scudiscio.
Resterà la squama, l’orologio, la risata.
non entra
nei cicli, nei canali del cestello
catodico, a rimuovere
il ricordo, l’ovvio, lo sgomento
non verbalizzati.
le rimanenze sui podi
a rendere, beneplacito
a sedere e rimanere
per riparlare, balbettio
riarmo polmonare e fiato
che sia fatto.
e girano i cucchiaini di caffè
girano e perdono il centro
gradatamente e finiscono.
Fanno fine, qualcosa che viene
schiacciata in un punto.
Simona Menicocci nasce a Canosa di Puglia nel 1985. Nel 2008 partecipa alla I Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Quaderni di línfera” e la sua poesia Soldato sarà inclusa nell'antologia del premio; l'anno successivo compare tra i Selezionati con menzione d’onore alla 23a edizione del premio “Lorenzo Montano” con la raccolta poetica Nessunsenso; nel 2010 è tra i finalisti della II edizione del premio “Cose a Parole” 2010 della Giulio Perrone Editore con la raccolta poetica Il tempo che di notte non c’è. Laureanda in Lettere e Filosofia presso l'Università degli Studi di Roma Tre, sta preparando una tesi di Letterature comparate sul Tiresia di Giuliano Mesa. La sua raccolta Incidenti e Provvisori sarà pubblicata nel 2011 per le edizioni La Camera Verde.
solo teste o primi piani di carta
che se si può, staccarle con una furia
più salda, saltano. sugli elmetti opachi,
(la sterpaglia è da tagliare)
il lembo del cappuccio, l’adesivo secco,
tanti fili che fanno corda,
con anche le notti da fasciare.
rimpolpati di colla, di garza
gli zaini, gli arazzi, a ovest
del meridiano che dice il centro,
(le fobie non prendono aria).
puoi saccheggiare le faglie,
chiamarle placche,
(le rive disegnate si muoveranno).
Il dentista saccheggia la bocca
ti toglie la zolla, non può darti
che fori.
*
a fendere il filatoio, la stempiatura,
sorsata che porta via
gli angoli flessi, ché si dondola
da tutti i lati del letto, del fianco,
le stupidaggini dei tetti
non finiti, non si vedono,
non si vende la casa anche dopo
che va via un’anta cigolante,
se non serve, svapora
anche l’alito cattivo,
svilito, ad allagare
centinaia di secchi blu,
quelli slavati dall’ammoniaca.
la settimana e la vendemmia ritardata
assieme alla patologia, anziana
andata via, anzi, troppo tardi
la dignità, la diffida,
l’andare poi
quel giorno se viene, prima
dello svenimento alla clinica,
la siringa, la postilla al testamento,
ringhiare fermi all’eventualità,
il tremolio della mente, lo scudiscio.
Resterà la squama, l’orologio, la risata.
*
nei cicli, nei canali del cestello
catodico, a rimuovere
il ricordo, l’ovvio, lo sgomento
non verbalizzati.
le rimanenze sui podi
a rendere, beneplacito
a sedere e rimanere
per riparlare, balbettio
riarmo polmonare e fiato
che sia fatto.
e girano i cucchiaini di caffè
girano e perdono il centro
gradatamente e finiscono.
Fanno fine, qualcosa che viene
schiacciata in un punto.
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